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Cannabis Terapeutica: cosa dicono davvero i pazienti
Un'indagine su 217 pazienti rivela benefici concreti, ostacoli burocratici e percezione sociale della terapia con cannabis. Ecco i dati più significativi.
Pubblicato il 31 maggio 2025 · 4 min di lettura
Cosa pensano davvero i pazienti della cannabis terapeutica?
Un'indagine condotta in collaborazione con l'istituto di ricerca SWG ha offerto uno spaccato inedito sull'utilizzo della cannabis medica in Italia, raccogliendo le opinioni dirette di chi questa terapia la vive ogni giorno. I risultati gettano luce tanto sui benefici percepiti quanto sulle criticità ancora irrisolte.
Il campione analizzato era composto da 217 pazienti, con una prevalenza femminile (62% donne, 38% uomini). La fascia d'età più rappresentata era quella degli over 54 anni (55%), seguita dai 45-54 anni (21%), dai 35-44 anni (15%) e dai più giovani tra i 18 e i 34 anni (9%).
I dati più rilevanti
Cannabis come terapia esclusiva
Uno degli elementi più significativi emersi dall'indagine riguarda l'approccio terapeutico: il 41% dei partecipanti ha seguito la cura a base di cannabis senza affiancarle altri farmaci, affidandosi unicamente ai benefici dei cannabinoidi.
Questo dato si spiega guardando alle motivazioni che spingono i pazienti verso questa scelta:
- Il 62% ha deciso di intraprendere la terapia a causa dell'inefficacia dei trattamenti precedenti.
- Il 40% ha scelto i cannabinoidi proprio con l'obiettivo di ridurre o eliminare l'assunzione di altri medicinali.
Miglioramento della qualità della vita
Il quadro che emerge sul fronte dei benefici è incoraggiante. La grande maggioranza dei pazienti ha riferito un miglioramento della propria condizione, con particolare riferimento all'attenuazione dei sintomi e a una percezione più positiva della qualità della vita quotidiana.
Sul versante degli effetti indesiderati, solo il 17% degli intervistati ha segnalato effetti collaterali, definiti nella quasi totalità dei casi come lievi. I più comuni includono:
- Vertigini
- Sonnolenza
- Aumento dell'appetito
Si tratta di manifestazioni generalmente transitorie e ben gestibili sotto supervisione medica.
Le criticità: burocrazia e accesso al farmaco
Il medico di base è ancora fuori dal circuito
Uno degli aspetti più problematici evidenziati dall'indagine riguarda il punto di partenza del percorso terapeutico: nella maggior parte dei casi, non è il medico curante a proporre la cannabis come opzione di cura. I pazienti vengono a conoscenza di questa possibilità principalmente attraverso il passaparola di amici e familiari o a seguito di una profonda insoddisfazione per le terapie convenzionali già seguite.
Questo dato conferma l'esistenza di un gap formativo significativo all'interno della comunità medica italiana, dove la conoscenza approfondita della cannabis terapeutica è ancora tutt'altro che diffusa.
Difficoltà nell'approvvigionamento
Un ulteriore nodo critico riguarda la disponibilità concreta del farmaco: ben il 44% del campione ha dichiarato di aver incontrato difficoltà nel reperire la cannabis prescritta, con conseguenze dirette sulla continuità della cura. Alcuni pazienti hanno dovuto interrompere temporaneamente la terapia, altri si sono visti costretti a ricorrere a canali di approvvigionamento alternativi.
La scarsa aderenza terapeutica che ne deriva rappresenta un rischio concreto per l'efficacia del trattamento: una terapia interrotta o irregolare non può esprimere il suo pieno potenziale clinico.
Come viene percepita la terapia nell'ambiente sociale
In famiglia: curiosità più che stigma
Sul piano delle relazioni personali, i dati sono relativamente positivi. Amici e familiari dei pazienti tendono a reagire alla notizia della terapia con curiosità e apertura, senza particolari atteggiamenti di giudizio o stigmatizzazione.
Sul lavoro: ancora molta prudenza
Lo scenario cambia sensibilmente nel contesto professionale. Qui la maggioranza dei pazienti preferisce mantenere la riservatezza sulla propria terapia, probabilmente per timore di pregiudizi che, nonostante i progressi culturali degli ultimi anni, faticano ancora a scomparire del tutto.
Cosa ci dicono questi dati
I risultati di questa indagine tracciano un quadro articolato: da un lato, la cannabis terapeutica dimostra di portare benefici reali e misurabili nella vita dei pazienti; dall'altro, emergono con chiarezza le barriere strutturali — formative, burocratiche e di approvvigionamento — che ne limitano ancora l'accessibilità.
Per migliorare la situazione è indispensabile investire in formazione medica continua e in una divulgazione scientifica capillare, capace di avvicinare i professionisti della salute a questa opzione terapeutica e di garantire ai pazienti un percorso di cura più fluido, sicuro e sostenibile.
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Tag: cannabis terapeutica, pazienti, qualità della vita, cannabinoidi, accesso alle cure, indagine
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