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NEUROBIS: il primo studio clinico italiano con estratto di cannabis per SLA, Alzheimer e Parkinson
Per la prima volta in Italia, un estratto di cannabis ha ricevuto il via libera di AIFA per uno studio clinico di fase II su malattie neurodegenerative come SLA, Alzheimer e Parkinson.
Pubblicato il 12 aprile 2025 · 3 min di lettura
Un traguardo storico per la ricerca italiana sulla cannabis medica
Per la prima volta nel nostro Paese, un estratto di cannabis a base di cannabinoidi ha ottenuto il doppio via libera dell'AIFA e del Ministero della Salute per essere impiegato in uno studio clinico di fase II. Il prodotto in questione è Avextra 1% THC e CBD, una formulazione orale sviluppata dall'azienda tedesca Avextra, tra i principali produttori europei di farmaci derivati dalla cannabis.
Lo studio, battezzato con l'acronimo NEUROBIS, si propone di valutare l'efficacia di questa nuova formulazione nel trattamento dei sintomi associati ad alcune delle patologie neurodegenerative più invalidanti: la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), la Malattia di Alzheimer e la Malattia di Parkinson. Condizioni che, nel loro insieme, colpiscono milioni di persone in tutto il mondo, incidendo profondamente sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.
Che cos'è lo studio NEUROBIS e perché è importante
Rigore scientifico e metodologia
Ciò che rende NEUROBIS particolarmente significativo è il suo approccio metodologico rigoroso: si tratta di uno studio randomizzato, controllato con placebo e condotto in doppio cieco, uno standard considerato il più affidabile nella ricerca clinica. La sperimentazione avrà carattere multicentrico e si svilupperà nell'arco di 36 mesi.
Il progetto è finanziato attraverso il Bando Ricerca Finalizzata del Ministero della Salute, un programma istituzionale dedicato al sostegno di ricerche orientate al miglioramento concreto delle cure per i pazienti.
Cosa si vuole misurare
L'obiettivo principale della ricerca è comprendere in che misura i cannabinoidi possano agire su alcuni dei sintomi più comuni nelle malattie neurodegenerative, tra cui:
- Dolore cronico di origine neuropatica
- Disturbi del sonno
- Stress psicologico e ansia
Le evidenze precliniche e le prime osservazioni cliniche disponibili suggeriscono che il rapporto specifico tra CBD (Cannabidiolo) e THC (Tetraidrocannabinolo) possa svolgere un ruolo rilevante nella modulazione di questi sintomi, aprendo scenari terapeutici finora inesplorati in un contesto controllato.
Il team di ricerca
A guidare lo studio è la Prof.ssa Letizia Mazzini, neurologa con oltre trent'anni di esperienza nella ricerca clinica. La professoressa è Direttore della Divisione di Neurologia dell'AOU Maggiore della Carità di Novara e Direttore del Centro Esperto Regionale per la SLA presso il Dipartimento di Medicina Traslazionale dell'Università del Piemonte Orientale. La collaborazione tra Avextra e l'Ospedale Universitario di Novara rappresenta il cuore operativo del progetto.
Un modello di innovazione terapeutica basata sull'evidenza
NEUROBIS non è soltanto un avanzamento sul piano scientifico: è anche un esempio virtuoso di sinergia tra mondo accademico, industria farmaceutica e istituzioni pubbliche. Questa convergenza è considerata indispensabile per trasformare le scoperte di laboratorio in terapie realmente accessibili ai pazienti.
Andrea Ludwig Ferrari, Country Manager di Avextra in Italia, ha commentato così il risultato ottenuto:
«Questo è stato possibile solamente grazie a un grande lavoro di squadra. Ci auguriamo che questa terapia, studiata in un setting controllato scientificamente, possa portare effetti benefici a tanti pazienti affetti da malattie neurodegenerative.»
Ferrari ha voluto ringraziare in modo particolare la Prof.ssa Mazzini come principal investigator, la Dott.ssa Annunziata Lombardi (Responsabile Ricerca e Sviluppo Formulazioni di Avextra in Italia) e la Dott.ssa Ana Serrato, direttrice del team Clinical Trials.
Perché questo studio conta anche per i pazienti italiani
In un panorama in cui la medicina si orienta sempre più verso soluzioni personalizzate e basate sull'evidenza, iniziative come NEUROBIS rappresentano un segnale importante. Dimostrano che la cannabis terapeutica può essere studiata con gli stessi standard rigorosi applicati a qualsiasi altro farmaco, e che il suo potenziale nelle malattie neurodegenerative merita attenzione scientifica seria.
Per chi convive con SLA, Alzheimer o Parkinson — o assiste un familiare che ne è affetto — la notizia di uno studio di questa portata può rappresentare un motivo concreto di speranza.
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Tag: malattie neurodegenerative, SLA, Alzheimer, Parkinson, studio clinico, cannabinoidi
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