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Gli effetti clinici dei medicinali a base di cannabis: cosa dicono gli studi

Dalla riduzione del dolore cronico ai benefici su epilessia e PTSD: una revisione sistematica analizza 60 studi sugli effetti clinici dei medicinali a base di cannabis standardizzati.

Pubblicato il 25 febbraio 2025 · 6 min di lettura

Cosa sappiamo oggi sugli effetti clinici dei medicinali a base di cannabis

Nel panorama della medicina moderna, i preparati a base di cannabis stanno guadagnando crescente attenzione per la loro capacità di intervenire su sintomi difficili da trattare con le terapie convenzionali. Il campo di applicazione più consolidato riguarda la gestione del dolore, ma le evidenze si estendono anche ad altre condizioni croniche con un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 da Leen, N., Kowal, K., Batalla, A. e Bossong, M. sulla rivista Frontiers in Pharmacology (Volume 15, sezione Neuropharmacology) ha analizzato in modo sistematico gli effetti di prodotti cannabis standardizzati sia in volontari sani che in pazienti, offrendo un quadro aggiornato e rigoroso sull'argomento.


Il contesto normativo: i medicinali approvati in Italia e nei Paesi Bassi

Sia in Italia che nei Paesi Bassi, solo due farmaci a base di cannabis dispongono di un'autorizzazione ufficiale per indicazioni terapeutiche specifiche:

  • Sativex® — spray per la mucosa orale contenente THC e CBD, indicato per ridurre la spasticità muscolare nella sclerosi multipla.
  • Epidiolex® — soluzione orale a base di solo CBD, prescrivibile per le crisi epilettiche gravi associate a rare sindromi pediatriche.

Accanto a questi, nei Paesi Bassi esiste da oltre vent'anni un programma governativo di accesso speciale che rende disponibili altri preparati non formalmente autorizzati ma destinati all'uso medico. I dati della Dutch Foundation for Pharmaceutical Statistics (SFK) relativi al 2022 registrano 41.000 prescrizioni dispensate a circa 7.300 pazienti.

In Italia, secondo i dati raccolti dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) nel periodo 2019–2024, sono state registrate circa 100.000 prescrizioni magistrali di cannabis per uso medico, coinvolgendo approssimativamente 28.000 pazienti con un'età media di 60 anni. Il profilo demografico evidenzia una netta prevalenza femminile, con il 70% dei pazienti di sesso femminile.


Bedrocan: cannabis standardizzata per la ricerca e la clinica

Dal 2003, l'azienda olandese Bedrocan produce infiorescenze di cannabis medicinale completamente standardizzate nell'ambito del programma governativo olandese. Il suo catalogo comprende diverse varietà (chemovar), ognuna caratterizzata da concentrazioni precise e certificate di THC, CBD e terpeni, prive di contaminanti.

Sebbene questi prodotti non abbiano ancora un'autorizzazione regolatoria per indicazioni specifiche, sono dispensabili su prescrizione medica in farmacia e sono stati impiegati in numerosi trial clinici. La revisione sistematica del 2024 ha analizzato complessivamente 60 studi condotti con infiorescenze e derivati Bedrocan.


Effetti clinici nei pazienti: le evidenze disponibili

Dolore cronico

Undici dei quattordici studi clinici inclusi nella revisione si sono concentrati sul dolore cronico, utilizzando principalmente Bedrocan® (22% THC) e Bediol® (6,3% THC, 8% CBD) per via inalatoria o in soluzione oromucosale. I risultati indicano che entrambi i prodotti possono ridurre significativamente l'intensità soggettiva del dolore. Un ulteriore dato rilevante emerso da uno degli studi è la diminuzione del consumo di oppioidi nei pazienti trattati.

Epilessia grave in età pediatrica

Tre studi hanno valutato l'impiego di Bedrolite® (9% CBD) in bambini e adolescenti con forme severe di epilessia. Dosi elevate, comprese tra 200 e 550 mg di CBD, hanno determinato una riduzione della frequenza delle crisi. I caregiver hanno inoltre segnalato miglioramenti nel sonno, nelle capacità cognitive e nel comportamento dei pazienti.

Alzheimer, sclerosi multipla e PTSD

Tre studi singoli offrono spunti promettenti per future linee di ricerca:

  • Malattia di Alzheimer: dopo 12 settimane di assunzione orale di Bedrocan®, i pazienti hanno mostrato miglioramenti in agitazione, apatia, irritabilità e disturbi del sonno e dell'alimentazione.
  • Sclerosi multipla: nei pazienti non responsivi alle terapie standard, Bedrocan® (22% THC) ha contribuito a ridurre l'impatto della rigidità muscolare sulla vita quotidiana.
  • PTSD: veterani affetti da disturbo post-traumatico da stress cronico hanno riportato, con l'uso di Bediol® come supporto al sonno, una maggiore sensazione di calma e una riduzione dell'irritabilità.

Effetti fisiologici e psicologici nei soggetti sani

Trentotto studi condotti su volontari sani hanno permesso di caratterizzare con maggiore precisione il profilo d'azione di questi preparati.

Come agiscono sul corpo

  • I prodotti contenenti THC a dosi più elevate possono indurre euforia e una sensazione di alterazione della coscienza.
  • All'aumentare della dose crescono anche i rischi di effetti indesiderati come ansia, confusione o paranoia.
  • I preparati a solo CBD non producono questi effetti psicoattivi.

Impatto sulle funzioni cognitive

  • Il THC può rallentare i tempi di reazione e compromettere attenzione e memoria, in modo proporzionale alla dose assunta.
  • Il CBD, da solo, non sembra interferire con le prestazioni cognitive.

Interazione tra THC e CBD

  • L'aggiunta di CBD può attenuare l'ansia indotta dal THC, ma non riduce in modo significativo altri effetti come l'euforia o il peggioramento della memoria, nemmeno con un rapporto CBD:THC di 3:1.

Profilo di sicurezza ed effetti collaterali

Nessuno degli studi analizzati ha riportato eventi avversi gravi. Gli effetti indesiderati più frequentemente documentati sono:

  • Tosse (soprattutto con vaporizzazione: 10–70% dei casi)
  • Capogiri (fino all'88% dopo inalazione)
  • Sensazione di alterazione psichica (20–80%)
  • Confusione mentale (25–37%)
  • Mal di gola e sapore sgradevole (25–35%)

In quasi tutti i casi si trattava di effetti lievi e di breve durata.


Perché alcuni pazienti interrompono il trattamento

Due variabili risultano determinanti nel predire l'abbandono della terapia:

  1. Esperienza pregressa con il THC: i soggetti con scarsa familiarità con questi prodotti tendono a tollerarli meno e a riportare più effetti collaterali.
  2. Dosaggio di THC: dosi elevate si associano a tassi di interruzione molto più alti. In uno studio con 55 mg/die il tasso di abbandono raggiungeva il 49%, mentre in uno studio con 1,5 mg/die scendeva all'1%.

Conclusioni e prospettive future

Cosa emerge dalla revisione

  • Nei soggetti sani, gli effetti dei medicinali a base di cannabis sono chiaramente dose-dipendenti e riguardano sia la sfera soggettiva che quella cognitiva.
  • Nei pazienti, questi preparati possono ridurre il dolore e offrire benefici documentati in diverse condizioni, con effetti collaterali anch'essi correlati alla dose.
  • Il profilo di sicurezza complessivo è buono, in assenza di eventi avversi gravi.

Cosa serve per andare avanti

  • Maggiore uniformità metodologica: gli studi differiscono molto per via di somministrazione (inalazione vs orale) e strumenti di misurazione, rendendo difficile il confronto diretto tra i risultati.
  • Analisi delle differenze individuali: storia d'uso, sesso ed età influenzano la risposta clinica e meritano trial dedicati.
  • Trasparenza su dose e composizione: ogni studio dovrebbe riportare in modo chiaro il contenuto di THC e CBD, il tipo di preparazione e la via di somministrazione utilizzata.

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Tag: cannabis terapeutica, dolore cronico, THC, CBD, studi clinici, cannabis medica

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