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Cannabis e schizofrenia: il CBD come antipsicotico?

Il cannabidiolo (CBD) mostra un profilo antipsicotico paragonabile ai farmaci tradizionali, con minori effetti collaterali. Ecco cosa dicono gli studi clinici.

Pubblicato il 24 agosto 2025 · 3 min di lettura

Il CBD come antipsicotico: un'ipotesi sempre più concreta

Nel panorama della ricerca sulla cannabis terapeutica, una delle frontiere più affascinanti riguarda il suo potenziale nel trattamento dei disturbi psicotici. In particolare, il cannabidiolo (CBD) — il principale composto non psicoattivo della pianta — ha attirato l'attenzione di numerosi team scientifici internazionali per la sua possibile azione antipsicotica nella schizofrenia.

Di seguito ripercorriamo i principali studi che hanno esplorato questo legame, analizzandone metodologie e risultati.


I primi studi: CBD vs. amisulpride

Il punto di partenza della ricerca risale al 2012, con uno studio pubblicato sulla rivista Translational Psychiatry. Si trattava di un trial clinico randomizzato in doppio cieco che metteva a confronto il CBD con l'amisulpride, un antipsicotico di seconda generazione comunemente impiegato nella terapia della schizofrenia.

I partecipanti furono suddivisi in due gruppi:

  • un gruppo trattato con cannabidiolo
  • un gruppo trattato con amisulpride

Al termine dello studio, entrambi i gruppi mostrarono miglioramenti clinici significativi. I ricercatori conclusero che il CBD non risultava inferiore all'antipsicotico convenzionale nel controllo dei sintomi della schizofrenia acuta.

Un dato particolarmente rilevante riguardava la tollerabilità: il CBD era associato a un profilo di effetti collaterali nettamente più favorevole rispetto all'amisulpride. Secondo gli autori, il cannabidiolo esercita «effetti antipsicotici clinicamente rilevanti, associati a una marcata tollerabilità e sicurezza rispetto ai farmaci attualmente disponibili».


2014: una revisione di 66 studi

Due anni dopo, nel 2014, un gruppo di ricercatori olandesi e britannici pubblicò su Neuropsychopharmacology un'analisi sistematica che prendeva in esame 66 studi precedenti sul rapporto tra cannabidiolo e psicosi.

La revisione confermò che il CBD «può possedere proprietà antipsicotiche», con un vantaggio importante rispetto ai farmaci di sintesi: l'assenza di effetti collaterali evidenti. Gli autori sottolinearono come «prove provenienti da diversi ambiti di ricerca suggeriscano che il CBD mostri un potenziale concreto per il trattamento antipsicotico».

Questo lavoro di sintesi ha contribuito a consolidare l'interesse scientifico verso il cannabidiolo come possibile alternativa o complemento alle terapie psichiatriche tradizionali.


2018: lo studio su 88 pazienti con schizofrenia

Uno degli studi più recenti e metodologicamente robusti fu pubblicato nel 2018 su The American Journal of Psychiatry. La ricerca coinvolse 88 pazienti con diagnosi di schizofrenia, ai quali fu somministrato — in aggiunta alla terapia antipsicotica in corso — o CBD o un placebo, per un periodo di sei settimane.

I ricercatori valutarono:

  • l'intensità dei sintomi psicotici
  • le prestazioni cognitive
  • le condizioni cliniche generali

I risultati furono incoraggianti:

  • Il gruppo trattato con CBD presentava livelli più bassi di sintomi psicotici rispetto al gruppo placebo.
  • I pazienti che avevano assunto CBD mostrarono anche miglioramenti nelle funzioni cognitive e nel quadro clinico complessivo.
  • Il cannabidiolo fu ben tollerato in tutti i partecipanti, senza segnalazioni di effetti avversi rilevanti.

Cosa ci dicono questi dati?

Nel loro insieme, questi studi delineano un quadro promettente per l'utilizzo del CBD nel trattamento della schizofrenia. I punti chiave emersi dalla ricerca sono:

  • Efficacia comparabile agli antipsicotici tradizionali nel ridurre i sintomi psicotici acuti
  • Profilo di sicurezza superiore, con minori effetti collaterali rispetto ai farmaci convenzionali
  • Potenziale beneficio cognitivo, un aspetto spesso trascurato dalle terapie standard
  • Buona tollerabilità, anche in associazione con altri farmaci

È importante sottolineare che, pur essendo i risultati scientifici incoraggianti, il CBD non è ancora approvato come trattamento di prima linea per la schizofrenia. La comunità scientifica concorda sulla necessità di ulteriori studi clinici su campioni più ampi e con follow-up più lunghi, prima di poter formulare raccomandazioni terapeutiche definitive.


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Tag: CBD, schizofrenia, antipsicotico, cannabidiolo, psicosi, cannabis terapeutica

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