← Tutti gli articoli · Studi & Applicazioni

Cannabis terapeutica: perché nel Regno Unito viene ancora poco prescritta?

Uno studio dell'Imperial College di Londra svela i motivi per cui i medici britannici faticano ad adottare la cannabis terapeutica, nonostante la sua legalizzazione dal 2018.

Pubblicato il 5 dicembre 2025 · 4 min di lettura

Il Regno Unito in ritardo sulla cannabis terapeutica: cosa dice la ricerca

Nonostante la legalizzazione dei prodotti a base di cannabis per uso medicinale (CBPM) nel novembre 2018, il Regno Unito stenta a tradurre il cambiamento normativo in pratica clinica concreta. A fotografare questa contraddizione è uno studio condotto dai ricercatori dell'Imperial College di Londra, che ha indagato le ragioni profonde della resistenza dei medici britannici alla prescrizione di cannabis terapeutica.


Un cambiamento solo sulla carta

Dopo la legalizzazione, i pazienti si aspettavano un accesso rapido e diffuso ai trattamenti a base di cannabinoidi. La realtà si è rivelata ben diversa: il Servizio Sanitario Nazionale (NHS) ha rilasciato pochissime prescrizioni nel primo anno, mentre quelle erogate dal settore privato hanno raggiunto costi proibitivi — almeno 1.000 sterline al mese.

Le conseguenze di questa situazione sono concrete e gravi:

  • Alcune famiglie con figli affetti da epilessia grave hanno continuato a recarsi all'estero per accedere a farmaci cannabinoidi, gli unici rivelatisi efficaci per quella condizione.
  • Molti pazienti, non potendo permettersi le cure private, si sono rivolti al mercato nero per procurarsi la cannabis terapeutica.

Questi dati evidenziano come la riforma legislativa non abbia prodotto un cambiamento reale nella pratica medica quotidiana.


Le tre barriere principali alla prescrizione

I ricercatori dell'Imperial College hanno identificato tre ostacoli principali che frenano i medici britannici dal prescrivere cannabis terapeutica.

1. Il mito delle "prove insufficienti"

Molti clinici giustificano la propria riluttanza citando la mancanza di studi randomizzati controllati con placebo. Secondo i ricercatori, tuttavia, questa posizione è infondata: tra il 1999 e il 2014, la Food and Drug Administration statunitense e l'Agenzia europea per i medicinali hanno autorizzato oltre 50 farmaci in assenza di studi controllati randomizzati. Richiedere questo standard esclusivamente per i cannabinoidi rappresenta, secondo gli autori, un'applicazione selettiva e incoerente dei criteri scientifici.

2. La sindrome del "non inventato qui"

I ricercatori descrivono un secondo fenomeno, definito sindrome del "not invented here": i medici britannici tendono a fidarsi soltanto dei dati raccolti nel proprio Paese, ignorando le evidenze provenienti dall'estero. Questo approccio, pur comprensibile alla luce degli elevati standard valutativi del sistema sanitario britannico, rischia di distorcere la realtà clinica disponibile.

Negli Stati Uniti, ad esempio, oltre 4 milioni di pazienti utilizzano cannabis terapeutica da circa un decennio, generando un patrimonio di dati osservazionali di grande valore. Escludere queste informazioni dalla valutazione clinica significa rinunciare a prove preziose sull'efficacia e la sicurezza dei trattamenti cannabinoidi.

3. Decenni di disinformazione sui rischi

Il terzo ostacolo è di natura culturale e formativa. Per quasi cinquant'anni, la comunità medica si è concentrata quasi esclusivamente sui rischi associati alla cannabis — sterilità maschile, tumori polmonari, schizofrenia — senza distinguere tra uso ricreativo e uso terapeutico. Molti professionisti oggi non sono consapevoli del fatto che quei rischi, documentati per il consumo ricreativo, non sono stati confermati per i preparati medicinali a base di cannabinoidi.

Secondo i ricercatori, la soluzione passa necessariamente dall'educazione e dalla formazione medica continua.


Un problema di salute pubblica

Lo studio sottolinea che l'incapacità del sistema medico e farmaceutico britannico di adottare concretamente i CBPM — a oltre 18 mesi dalla legalizzazione — rappresenta una grave preoccupazione per i pazienti. Gli autori arrivano ad affermare che questa inerzia potrebbe aver già contribuito a morti prevenibili, in particolare tra i pazienti con epilessia farmacoresistente.

Le migliaia di persone che si rivolgono al mercato nero pur di accedere a questi trattamenti dimostrano quanto la domanda sia reale e quanto i farmaci convenzionali risultino spesso inadeguati per determinate condizioni.


Cosa possiamo imparare da questo studio

L'analisi dell'Imperial College non si limita a fotografare il problema: propone un percorso per superarlo. I medici sono invitati a:

  • Aggiornare le proprie conoscenze sulla cannabis terapeutica, distinguendo nettamente i rischi dell'uso ricreativo dalle evidenze sull'uso medicinale.
  • Valorizzare i dati internazionali, senza limitarsi alle sole evidenze prodotte in ambito nazionale.
  • Adottare criteri prescrittivi coerenti con quelli applicati ad altri farmaci, senza richiedere standard più elevati ai soli cannabinoidi.

Il documento ha l'obiettivo esplicito di aiutare i professionisti sanitari a sviluppare strategie concrete per superare l'attuale impasse prescrittiva.


Il contesto italiano e il ruolo di THCT

Anche in Italia, nonostante la cannabis terapeutica sia prescrivibile dal 2013 e la produzione nazionale sia attiva dal 2016, permangono barriere simili: scarsa formazione dei medici, accesso disomogeneo sul territorio e costi elevati per i pazienti. THCT — The House Catania nasce proprio per abbattere queste barriere, offrendo ai pazienti siciliani un percorso strutturato, sicuro e accessibile verso la cannabis terapeutica.

Se stai valutando se questa terapia possa fare al caso tuo, puoi iniziare con una consulenza in telemedicina con i medici della nostra rete: un primo passo concreto, senza dover affrontare lunghe attese o spostamenti.

Tag: cannabis terapeutica, prescrizione medica, cannabinoidi, legislazione cannabis, Imperial College Londra

Vuoi un confronto medico sul tuo caso? Iscriviti a THCT e prenota una visita in telemedicina con un medico specializzato in cannabis terapeutica.

Articoli correlati